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Il Quartiere Ebraico di Berlino

La comunità ebraica di Berlino si concentrava principalmente nel quartiere Mitte e vantava intellettuali, scrittori, filosofi e musicisti di fama internazionale. A partire dal 1933, tuttavia, il destino degli ebrei a Berlino si legava ai tragici eventi delle persecuzioni e delle deportazioni di massa nei campi di sterminio.

Qualche numero: 160.000 ebrei vivevano a Berlino a cavallo tra il 1800 e il 1900. Nel 1945 ne erano rimasti solo 1.900 e circa 5.000 in tutta la Germania.

La storia dei grandi numeri alle volte sminuisce il valore delle singole vite. Il quartiere ebraico conserva la memoria degli edifici che furono evacuati e dei locali e degli appartamenti che divennero preziosi nascondigli. Il quartiere ebraico conserva la memoria di ogni suo singolo abitante grazie alle Stolpersteine (pietre d'inciampo) su cui è segnato il nome, il cognome, la data di nascita e la data di deportazione di coloro che furono strappati alla loro vita quotidiana a Berlino e consegnati alla morte nei campi di lavoro.

Gli ebrei berlinesi non furono però immediatamente deportati nei campi di sterminio, bensì inizialmente trasferiti ai getti di Riga, di Lodz e di Theresienstadt.

Quest’ultima località, Theresienstadt si trova nella Repubblica Ceca e ha una storia molto singolare.

Si tratta, infatti, di una città fortezza costruita nel 1790 dall’imperatore austriaco Giuseppe II d’Asburgo per difendersi dai prussiani in costante avanzata da Berlino verso il centro e il sud dell’Europa. Dal 24 Novembre 1941 l’intera città fu trasformata in un getto.

La propaganda nazista presentò subdolamente Theresienstadt come un luogo di internamento di personaggi famosi di origine ebraica, soprattutto conosciuti all’estero.

In uno dei filmati realizzati per supportare l’azione propagandistica, il getto nella città fortezza venne descritto come una "zona autonoma di insediamento ebraico". Dal 1944 cominciarono le deportazioni nei campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau (Polonia).

I campi di sterminio propriamente detti differivano dai campi di concentramento: i campi di sterminio avevano, infatti, il solo scopo di uccidere i prigionieri che vi giungevano.

Si tratta dell’ultima tappa del piano di annientamento della razza ebraica concepito dalla Germania nazista, la cosiddetta Endlösung der Judenfrage (soluzione finale della questione ebraiaca).

In tutto si contano sei campi di sterminio: Auschwitz-Birkenau, Chełmno (attivo dal 1941, Polonia) Bełżec, Sobibór, Treblinka, (tutti e tre attivi dal 1942, Polonia) Majdanek (attivo dal 1941, Polonia).

Il campo di concentramento più vicino a Berlino è Sachsenhausen, nel territorio di Oranienburg a circa 35 kilometri dalla capitale tedesca. Fu attivo già dal 22 marzo 1936, vi si deportarono i prigionieri politici e dissidenti destinati ai lavori forzati.

Dal 1936 al 1945 vi transitarono più di 200.000 persone di circa 40 nazionalità diverse.

 

Sachsenhausen è visitabile e si raggiunge facilmente da Berlino con i mezzi pubblici (1h20 circa). E`aperto da novembre ad aprile fino dalle 8:30 alle 16.30, da marzo ad ottobre fino alle 18:00. Ingresso gratuito.

 

Nonostante Theresienstadt e Sachsenhausen non fossero propriamente campi di sterminio, moltissimi prigionieri vi persero la vita a causa delle condizioni disumane di permanenza.

A Theresienstadt  transitarono 155.000 ebrei, dei quali 35.440 morirono nel ghetto e 88.000 furono deportati nei campi di sterminio.

Ma a Berlino, alcuni ebrei riuscirono a salvarsi?

 

Si, a Berlino, alla fine della guerra, nel 1945, circa 1.900 ebrei sopravvissero agli anni della dittatura nazista.

Si nascosero per diversi anni in casa di amici, conoscenti e persino sconosciuti che misero a rischio la loro vita per aiutarli e lo fecero per le ragioni più diverse.

Alcuni di loro erano sposati con un coniuge ebreo

(i matrimoni misti erano a volte tollerati), diverse persone anziane nascosero i figli di cari amici deportati, altri ancora lo fecero per credo politico e resistenza al regime.

 

Si trattò di eroi silenziosi come vengono oggi definiti.

 

Gli ebrei perseguitati nella capitale tedesca passarono molti anni spostandosi da nascondiglio a nascondiglio, naturalmente separati dalle proprie famiglie. Nascondere una coppia era molto più difficile e rischioso.

 

Oggi a Berlino esiste un museo dedicato a queste persone, il Museo degli Eroi silenziosi.

Erano tutti tedeschi e salvarono la vita ad altrettanti tedeschi ebrei.

 

Il museo non è molto conosciuto, ma vale la pena visitarlo per indagare i dettagli della resistenza contro la Shoah.

 

I visitatori vi troveranno alcuni resti di oggetti di vita quotidiana diventati preziosi perché a loro era spesso legata la speranza di salvarsi e forse un giorno riabbracciare i propri cari.

 

È il caso di un nastro di stoffa, sul quale una giovane donna ebrea allora venticinquenne, chiamata Ilse e che si nascondeva a Berlino, aveva annotato in un proprio codice personale tutti gli indirizzi e le iniziali dei nomi delle persone disposte ad aiutarla in città.

Il nastro di stoffa lo aveva cucito all’interno della gonna, nella fodera. In caso di necessità lo avrebbe consultato per recarsi all'indirizzo più vicino.

Si nascose per 4 anni, dal ’41 al ’45.

Ilse ce la fece a sopravvivere, ritrovò suo marito Werner e con lui continuò la sua vita fino al 2005, anno della sua morte.

 

Come lei tanti altri, alcuni altri in verità, poche centinaia per l’esattezza.

Ogni storia meriterebbe un libro.

 

Cercheremo di raccontarvela a Berlino quando visiteremo insieme questi luoghi.

Riconoscere i quartieri, le strade e persino gli indirizzi di quei tedeschi che hanno messo a disposizione le loro case dà i brividi a noi che viviamo in questa città e spesso anche a coloro che decidono di visitarla.

Un'altra imperidibile visita da inserire nella lunga lista di

Dort wo man Bücher verbrennt, verbrennt man auch am Ende Menschen

            Là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini.

                            Heinrich Heine, 1831

Durata

2 ore

Giro quartiere ebraico:                    2 h

 

L'itinerario comprende

 

Hackescher Markt, le corti Sophienhöfe e Rosenhöfe, la Nuova Sinagoga con la sua cupola dorata in stile moresco, il liceo ebraico, il cimitero ebraico, la Missing House, i luoghi delle deportazioni e il Museo della Blindenwerkstatt di Otto Weidt,  eroe silenzioso della Resistenta al Nazismo.

 

L'itinerario si svolge a piedi